La storia della bonifica

La storia della bonifica

L’uomo da sempre ha avuto bisogno dell’acqua, da qui l’esigenza di costruire vicino ad essa villaggi e città, questa però talvolta distruggeva quello che era stato faticosamente creato. Nacque così la bonifica, lo sforzo costante dell’uomo nel conciliare due contrapposti aspetti dell’acqua: fonte di vita e forza distruttrice.

In età moderna si acquisi un controllo maggiore sulle acque attraverso le bonifiche venezia ne, chiamate “retratti” o “consorzi”, associazioni di proprietari di terreni, interessati alla loro bonifica e alla difesa dell’acqua. Il più antico di cui l’archivio conserva memoria risalente al 1745, si chiamava “Congregazione dei tre consorzi” e controllava la parte dell’Isola di Ariano appartenente allo Stato Pontificio: Corbola, Ariano, S. Basilio e Rivà.

Nei primi consorzi le spese erano sostenute per intero dai privati, i quali si occupavano oltre che degli scoli interni anche degli argini dei fiumi e della sorveglianza nei momenti di piena. Solo dal 1804, con le leggi napoleoniche, la manutenzione dei fiumi e dei loro argini diventò di competenza statale.

Nel 1801, in seguito all’occupazione francese, tutta l’Isola di Ariano ebbe un unico consorzio.

Quando nel 1815 ai francesi succedettero gli austriaci, prese il nome di “Consorzio agli scoli dell’Isola di Ariano”.

SALA EX-OFFICINA

L’idrovora di Ca’ Vendramin

Cà Vendramin ospitò dal 1903 al 1969 il principale complesso idrovoro per la bonifica meccanica dell’Isola di Ariano. Esso prosciugava il comprensorio del Consorzio, coadiuvato da due impianti idrovori secondari, posti più a valle: l’idrovora Argana e l’idrovora Cappellona, azionate dall’energia elettrica prodotta a Cà Vendramin attraverso la trasformazione della forza vapore.

E questa la caratteristica tecnologica più saliente della bonifica di Ariano, innovativa per i suoi tempi e all’epoca unico esempio in Italia, oggetto di studio anche nei manuali di idraulica delle università statunitensi.

SALA CALDAIE

La sua progettazione ebbe luogo tra il 1886 ed il 1900 ad opera del Genio Civile di Rovigo e di Antonio Zecchettin di Castelleone, l’ingegnere che curò le varianti al progetto e ne diresse i lavori.

A differenza delle due idrovore minori, a Cà Vendramin le idrovore funzionavano esclusivamente a vapore, ma la prima guerra mondiale rese proibitivo il prezzo del carbone ed i fuochi per la produzione del vapore venivano alimentati anche con legname e canne palustri; in conseguenza di ciò nel 1921 venne elettrificata una parte degli impianti.

L’idrovora di Cà Vendramin perse gradualmente la sua funzionalità con l’abbassamento del suolo degli anni ’50 e verso la fine degli anni ’60, nel corso di una imponente operazione chiamata “ribonifica”, il Consorzio progettò la sua sostituzione con l’impianto idrovoro di Goro.

SALA MACCHINE 1/2

Il Museo regionale della Bonifica

A metà degli anni ’80, si fa strada l’idea di un nuovo e nobile utilizzo dell’idrovora: la trasformazione a Museo Regionale della Bonifica. Sulla base di un apposito progetto dell’allora Consorzio di Bonifica Delta Po Adige, la Regione del Veneto approva e finanzia l’opera di ristrutturazione del complesso idrovoro di Ca’ Vendramin, istituendovi al contempo il “Museo Regionale della Bonifica”.

Le opere di ristrutturazione e restauro sono state realizzate nel periodo 1991-1992 sull’intero complesso di fabbricati rispettandone l’impostazione originaria e le pregevoli caratteristiche tipologiche.

SALA MACCHINE 2/2

Il complesso monumentale ex-idrovora Cà Vendramin è oggi, nella memoria collettiva delle comunità locali, sia un simbolo identitario del Delta del Po, luogo privilegiato di aggregazione e di discussione dei principali caratteri territoriali oltre che delle politiche di sviluppo nelle diverse dimensioni ambientali, sociali ed economiche; sia uno straordinario esempio di archeologia industriale da presentare e valorizzare.

Attualmente dispone di una grande sala per convegni, un tempo “sala delle caldaie”, intitolata al grande ingegnere della bonifica Antonio Zecchettin, e altri locali per mostre e iniziative di rilievo tecnico, scientifico e culturale, nonché la sede della Fondazione Cà Vendramin che gestisce il Museo medesimo.

Sono attualmente visitabili il centro didattico-scientifico, gruppi idrovori originari e macchinari quali caldaie a vapore e pompe centrifughe nella “sala macchine”, la vecchia officina a servizio degli impianti e delle macchine consorziali, l’archivio storico degli enti di bonifica succedutisi nel territorio del Delta del Po e, quando presenti, mostre tematiche temporanee.

I due “magazzini carbone” sono stati destinati una a centro visitatori e l’altro a servizi ristoro e book shop.

MAGAZZINI ESTERNI

La Fondazione Ca’ Vendramin

Nel 2009 è stata istituita la “Fondazione Ca’ Vendramin” per la gestione del Museo e dei fabbricati annessi, con sede nei fabbricati un tempo abitazione del personale.

Oltre all’attività museale, la Fondazione si occupa di studi e ricerche sulle problematiche idrauliche e ambientali dei delta e delle aree umide del Mediterraneo e di zone con le stesse caratteristiche territoriali ed ambientali in altre parti del mondo.

CIMINIERA

La proprietà dell’immobile e di quasi tutta l’area scoperta è del Demanio dello Stato. Il Consorzio di Bonifica, concessionario, con apposita convenzione ha affidato la gestione dell’intero complesso museale alla Fondazione Ca’ Vendramin.

La Fondazione si occupa inoltre di promuovere la ricerca e il confronto in materia di sostenibilità in attuazione dell’Agenda 2030 dell’ONU e nello specifico delle zone costiere e degli ecosistemi connessi di delta, lagune e zone umide.

La Fondazione ha Soci Fondatori (Regione del Veneto, Provincia di Rovigo, Ente Parco Regionale Veneto del Delta del Po e Consorzio di Bonifica Delta del Po) e Soci Sostenitori (Banca Adria Colli Euganei).